Il 7, 8 e 11 gennaio ci sono state le tre udienze di appello per i 5 compagni greci accusati di devastazione e saccheggio per i fatti del primo maggio a Milano ed il tribunale per il riesame di Atene ha dato parere negativo rispetto all’estradizione di questi ultimi. È, a parer nostro, molto importante che in Italia si riesca a capire in che modo si sia riuscito ad impedire questa estradizione che ha come risultato non solo il fatto di fornirci un ulteriore elemento per attaccare l’assurdità di questo reato, che come vedremo in seguito non è assolutamente né contemplato né accettato dalla giurisdizione Greca, ma anche quello di aver messo in dubbio la legittimità del mandato di arresto europeo, una delle armi utilizzate dalle polizie del vecchio continente per essere in grado di attaccare chi partecipa alle lotte e la solidarietà che si sviluppa tra esse anche in senso internazionale. Pubblicheremo di seguito tutti i materiali, a puntate, che ci possono servire a capire in che modo un movimento di solidarietà come quello contro l’estradizione dei compagni greci sia stato in grado di ottenere una vittoria importante e in che modo possiamo trarre anche noi forza da questa esperienza in Italia, dove sembra impossibile difendersi ed attaccare questo reato e più in generale la repressione imposta a chi lotta quotidianamente.
Fin dal 12 novembre, data in cui su richiesta delle autorità italiane, la polizia greca ha prima arrestato e poi dato obbligo di firma giornaliera ai compagni greci in attesa del processo per estradizione, si è creato un forte movimento di solidarietà. Questo movimento o per meglio dire questa campagna chiamata free5 è stata forte ed efficace probabilmente per due motivi principali. Il primo era determinato dalla chiarezza del suo obbiettivo: impediremo in qualsiasi modo l’estradizione dei nostri compagni, amici, figli, fratelli, si e’ detto. E da qui la necessaria conseguenza a dare seguito ad un obbiettivo cristallino con una tempistica precisa, cioè l’inizio del processo di riesame. Il secondo erano i legami creati nelle lotte dai compagni imputati. Tutti studenti, tutti partecipanti ad un assemblea di quartiere di Atene che unisce lavoratori, anziani, donne, disoccupati, tutti attivi nelle lotte sociali che soprattutto in questi ultimi anni scuotono la Grecia, dal movimento antifascista alla partecipazione agli scioperi generali, dalle occupazioni delle università, al dopo scuola nei quartieri. Queste relazioni, questi legami di lotta hanno permesso fin da subito che la questione repressiva non fosse relegata ad una questione militante, di “movimento” la chiameremmo noi, ma direttamente si è aperta come un problema collettivo che trascendeva la categoria dei ” compagni” e aveva molto a che spartire con tutti quei fuochi di resistenza che ardono nella quotidianità. Il primo dispositivo repressivo si è allora disattivato: non si attaccava più una minoranza, dei black block, dei violenti anarchici, ma persone che lottano ogni giorno e per questo difficilmente isolabili. La dimostrazione di ciò appare chiaramente proprio nel quartiere dove i compagni vivono e si organizzano in assemblea: Aghia Paraskevi. Dai primi giorni il municipio cittadino viene occupato e vari cortei attraversano il quartiere con scadenza quotidiana. Andando avanti vedremo come nei giorni del processo si arriverà fino alla dichiarazione di sciopero per quelle giornate da parte dei lavoratori dell’istruzione di Aghia Paraskevi in solidarietà ai 5 ragazzi. Per più di due mesi si produce una mobilitazione sempre più attiva e ampia. Per prima cosa si crea un’assemblea in solidarietà ai 5, con il preciso intento di espandere e produrre la campagna di solidarietà. I muri di Atene e di molte altre città della Grecia sono invasi da manifesti, scritte e striscioni che parlano di quel che sta accadendo. Malgrado i media non dicano una parola sull’accaduto, difficilmente ad Atene qualcuno non sa cosa sia la questione dei free5. L’ambasciata italiana viene occupata, cortei molto grossi si tengono in città fino ad arrivare all’occupazione dell’università di economia durante i giorni del processo.
Tante altre cose sarebbero da dire ma preferiamo siano direttamente i compagni in causa a parlarcene. Aspettando contributi piu recenti vi lasciamo con il link della campagna:

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